il posto delle parole

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Apr 2, 2026 • 17min

Enrico Girardi "Michelangelo Zurletti"

Enrico GirardiDirettore Artistico del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto"Ricordando Michelangelo Zurletti"Michelangelo Zurletti, nato a Saluzzo, dopo aver conseguito la laurea in lettere presso l’Università degli Studi di Roma "La Sapienza" si diplomò in pianoforte presso il Conservatorio Luisa D'Annunzio di Pescara.Successivamente iniziò l'attività di critico musicale collaborando, nel tempo, con il quotidiano La Repubblica e il mensile Amadeus tra gli altri.Insegnò storia della musica in diversi conservatori italiani tra cui quelli di Perugia, Pesaro e Roma, e critica musicale all'Università degli Studi di Macerata.Svolse più volte la funzione di direttore artistico in diverse istituzioni musicali, in particolare alla Sagra Malatestiana di Rimini, al Teatro Vittorio Emanuele di Messina e al Teatro lirico sperimentale di Spoleto.Scrisse diversi saggi, di cui uno sul compositore Alfredo Catalani per l'editore EDT di Torino, La direzione d'orchestra, grandi direttori di ieri e di oggi per Ricordi, e diverse altre monografie su compositori contemporanei quali Luigi Dallapiccola, Luigi Nono e Goffredo Petrassi.È morto nella notte del 30 marzo 2026, all'età di 89 anni.Michelangelo Zurletti, figura centrale nella storia recente del Teatro lirico sperimentale "A. Belli" di Spoleto. Per anni è stato alla guida dello Sperimentale contribuendo in modo decisivo alla sua identità artistica, alla crescita dei giovani cantanti e al rinnovamento del repertorio. ‘’Michelangelo è stato un uomo retto, colto, elegante e appassionato. E con le sue idee ha dato forma alla nostra istituzione- così il direttore artistico Enrico Girardi- Personalmente perdo anche un collega e un amico, con cui ho avuto l'onore per lungo tempo di condividere idee, iniziative, progetti". “La scomparsa di Michelangelo Zurletti rappresenta una perdita profonda per la città di Spoleto e per il mondo della cultura musicale” le parole del sindaco di Spoleto, Andrea Sisti.Enrico Girardi (Milano, 1964) è un musicologo, critico musicale e direttore artistico italiano. Si è laureato con lode in Lettere moderne (tesi sul teatro musicale di Giacomo Manzoni) e ha conseguito il dottorato di ricerca in musicologia all’Università Cattolica di Milano, dove è docente di Storia della musica e discipline musicologiche (sedi di Milano e Brescia) dal 2000. Dal 2001 è critico musicale del Corriere della Sera (dopo aver collaborato con altre testate, Rai Radio3 e il canale Classica, per cui ha realizzato ritratti di oltre trenta compositori italiani). Ha pubblicato numerosi saggi sulla musica moderna e contemporanea (Feltrinelli, Rizzoli, Marsilio, ecc.) e ha curato volumi di Barenboim e Chailly. Nel gennaio 2021 è stato nominato condirettore artistico del Teatro Lirico Sperimentale “Adriano Belli” di Spoleto e ne è attualmente il Direttore Artistico. Ha fatto parte di giurie di importanti concorsi internazionali (tra cui il “Belli” di Spoleto, Paganini, Busoni) e collabora regolarmente con le maggiori istituzioni liriche e sinfoniche italiane ed europee come autore di testi e conferenziere.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
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Apr 1, 2026 • 27min

Sandokan. La tigre ruggisce ancora.

Francesco Aquilanti, Loretta Paderni"Sandokan"La tigre ruggisce ancoraFino al 28 giugno 2026, alla Reggia di MonzaUna mostra spettacolare e visionaria che riporta in vita l’eroe più indomabile della letteratura italianaMentre la nuova serie televisiva ha ricondotto Sandokan nelle case di milioni di italiani, a Monza arriva qualcosa che nessuno ha mai visto primaFino al 28 giugno 2026, gli spazi monumentali dell’Orangerie della Reggia di Monza ospitano Sandokan. La tigre ruggisce ancora: un viaggio di immersione totale nel Sud-est asiatico ottocentesco – reale e leggendario – attraverso Borneo, Malesia, India e Indonesia, così come li ha immaginati Emilio Salgari, lo scrittore che ha fatto sognare generazioni di lettori.Ideata e prodotta da Vertigo Syndrome e curata da Francesco Aquilanti e Loretta Paderni, l’esposizione è concepita come una grande epopea visiva e sonora, capace di far dialogare la fantasia letteraria con materiali storici autentici, in un continuo gioco di rimandi tra invenzione narrativa e realtà.C’è una nuova generazione che ha incontrato Sandokan per la prima volta grazie alla recente serie televisiva, riscoprendo oggi un eroe che appartiene a una tradizione molto più lunga. E ci sono gli adulti che con la Tigre della Malesia sono cresciuti: bambini negli anni Settanta, incollati allo schermo davanti allo sceneggiato con Kabir Bedi, oggi genitori pronti a riconoscere in quelle storie l’origine dei propri sogni di avventura. Ma la passione per questo personaggio ha trascorso almeno cinque generazioni a partire da quel martedì 16 ottobre 1883 quando il romanzo di Emilio Salgari “La Tigre della Malesia” con il suo protagonista Sandokan venne pubblicato in 150 puntate sul giornale “La Nuova Arena” di Verona. Un successo straordinario di pubblico, un fenomeno letterario che dura intatto da quasi 150 anni.Questa mostra è il ponte tra queste generazioni: un luogo in cui memorie e prime scoperte si incontrano.Sandokan incarna un bisogno universale e senza tempo: l’evasione, il mistero, l’attrazione per terre remote in cui misurare il coraggio, la lealtà, l’amore e il desiderio di autodeterminazione. Valori che attraversano le epoche e che oggi, in un presente inquieto e disorientato, tornano a parlare con una forza sorprendente.Un tesoro nascosto, svelato per la prima voltaPer la prima volta in assoluto vengono esposti reperti che il pubblico non ha mai potuto ammirare: la collezione etnografica originale dei Dayak, donata direttamente al Re d’Italia Umberto I da Sir Charles Brooke, discendente diretto del leggendario ma realmente esistito Rajah Bianco James Brooke, l’antagonista letterario di Sandokan.Sono gli oggetti reali, concreti, che accesero l’immaginazione di Emilio Salgari. Rimasti nascosti per oltre un secolo, tornano oggi alla luce in questa mostra.Un’esperienza che va oltre la mostra tradizionaleNon una semplice esposizione, ma un viaggio multisensoriale. I visitatori attraverseranno la giungla del Borneo, ascolteranno i misteriosi ramsinga e i tamburi di guerra, sentiranno i versi delle tigri e il fragore delle battaglie navali.Ambienti ricreati con cura, minuzia e originalità, materiali storici, immagini, testi, suoni e voci costruiscono un racconto stratificato, capace di coinvolgere il visitatore su più livelli. Un percorso narrativo che farà battere il cuore a grandi e piccini.Antiche carte geografiche sveleranno il mistero dell’isola dei pirati. La giungla prenderà vita con effetti sonori e scenografici degni di una produzione cinematografica. Fotografie d’epoca, tavole botaniche rare e illustrazioni originali trasporteranno il visitatore in quel «caos di vegetali» dove «di notte è un frastuono orribile di urla, di ruggiti, di sibili che gela il sangue».Oggetti e abiti autentici provengono da prestigiose collezioni e musei italiani che hanno contribuito come partner alla realizzazione questa mostra. Ogni pezzo racconta una storia. Ogni arma evoca una battaglia. Ogni ornamento sussurra i segreti dell’Oriente misterioso, così come è rigorosamente descritto dalla penna di Emilio Salgari.Illustrazioni originali, materiali editoriali, immagini cinematografiche e fumettistiche mostrano come questi personaggi abbiano attraversato epoche e linguaggi, fissandosi nell’immaginario collettivo come figure archetipiche dell’avventura, del coraggio e della lealtà.Emilio SalgariLa penna spezzataNelle ultime aree del percorso emerge il ritratto di Emilio Salgari: scrittore popolarissimo e insieme tragicamente sfruttato, autore instancabile, costretto a una produzione incessante da un sistema editoriale che ne consumò il talento senza riconoscerne pienamente il valore.La celebre penna spezzata lasciata sul suo tavolo di lavoro è l’emblema, il gesto simbolico estremo prima che Salgari ponga fine alla propria vita nel 1911. È l’immagine di una parabola dolorosa: quella di un autore capace di creare mondi sconfinati e personaggi liberi e ribelli, ma imprigionato nella realtà da debiti, contratti vessatori e isolamento culturale e da continui drammi familiari.Eppure, già in vita, Salgari era riconosciuto come una figura centrale della cultura popolare italiana. Nel 1897 fu insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia per aver saputo «istruire dilettando» intere generazioni di giovani lettori. Un riconoscimento che convive, in modo emblematico, con la durezza delle sue condizioni di lavoro. Un contrasto che rende la sua figura oggi più che mai attuale.La Regina Margherita di Savoia nel 1897 nominò Salgari Cavaliere, riconoscendogli il merito di avere «istruito dilettando». Questa mostra continua in direzione di quella missione: insegnare la storia, la geografia, l’antropologia attraverso l’avventura e l’emozione.Dai bambini affascinati dall’avventura agli adulti nostalgici, dagli studiosi di letteratura agli appassionati di cultura orientale: una mostra che unisce tre generazioni sotto il segno della vera avventura.Riportare Salgari al centro del dibattito culturale significa valorizzare un patrimonio italiano troppo a lungo sottovalutato: uno scrittore tradotto in tutto il mondo, che ha ispirato il cinema da Sergio Leone a George Lucas.«La notte del 20 dicembre 1849 un uragano violentissimo imperversava sopra Mompracem…»Così iniziava l’avventura di Sandokan. Oggi, quella tempesta sta per tornare.Come consuetudine di Vertigo Syndrome, la mostra sarà arricchita da un ricchissimo calendario di eventi collaterali, incontri, laboratori e attività didattiche che approfondiscono gli argomenti collegati alla mostra, trasformandola di fatto in una sorta di festival tematico.Vertigo Syndrome ha un occhio di riguardo per le famiglie che visiteranno la mostra, di modo che nessuno debba annoiarsi.I visitatori più piccoli saranno coinvolti in giochi e avventure all’interno del percorso espositivo al termine dei quali riceveranno in omaggio un premio “piratesco” e avranno a loro disposizione un piccolo spazio dove disegnare, colorare e partecipare a giochi a loro dedicati.Per tutte le scuole di ogni ordine e grado sono previste delle visite guidate alla mostra e dei laboratori didattici.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
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Apr 1, 2026 • 14min

Luisa Mattia "Occhio di fuoco"

Luisa Mattia"Occhio di fuoco"Edizioni Lapiswww.edizionilapis.itUn agguato in pieno giorno. A terra restano due corpi: un giovane boss e Claudia, insegnante in un centro che lavora con ragazzi a rischio. Non era il bersaglio. Ma è morta lo stesso. A restare è Nuccia, sedici anni, sua figlia. Il lutto è una frattura che le divide il mondo: giustizia e vendetta cominciano a confondersi, mentre intorno a lei anche i ragazzi che Claudia seguiva si trovano davanti alla stessa scelta. A sparare è Luca, diciassette anni, cresciuto dentro un clan e convinto di essere ormai invincibile. Poco dopo, un altro ragazzo viene arrestato e confessa. Il caso sembra chiuso. Non per Valeria, fotografa presente per caso sulla scena. Durante la sparatoria cade, ma prima di rialzarsi scatta una sequenza di immagini. Riguardandole, capisce che nelle sue fotografie c’è un frammento capace di incrinare il silenzio, e deve decidere se restare spettatrice o assumersi una responsabilità. Intanto il dolore di Nuccia, il silenzio imposto dal clan e il peso di quelle immagini cominciano a intrecciarsi… Età di lettura dagli 11 anni Copertina di Ivan CanuLuisa MattiaPremio Andersen 2008 come miglior scrittore, è autrice di Melevisione, l’Albero azzurro e Calzino, programmi prodotti da Rai Kids. Nel 2020 ha ricevuto il Premio Ceppo per il suo contributo alla cultura per l’infanzia. Molti dei suoi libri sono stati tradotti all’estero e insigniti di importanti riconoscimenti. Con Lapis ha pubblicato, tra gli altri, i fortunati romanzi E poi diventai farfalla (2016) e Cosa saremo poi (2017), la raccolta di racconti Tu non sai di me (2021), Due volte l'amore (2023) Tempesta Matteotti (2024)Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
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Mar 31, 2026 • 18min

Francesca Frigerio "Misia e basta"

Francesca Frigerio"Misia e basta"Manni Editoriwww.mannieditori.comMusa e mecenate di musicisti, pittori, scrittori, pianista dotata e concertista lei stessa, Misia Godebska ha riunito intorno a sé il meglio della scena culturale e salottiera parigina tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, tra feste, teatri, viaggi a Roma e Venezia, Vienna e la Costa Azzurra, morfina, ménage à trois, amori falliti e successi mondani che delineano i contorni di un’epoca eccezionale. È stata Madame Natanson, poi Edwards e poi Sert, Madame Verdurinska, Misia la snobinette, Comare Ammazzatutto, Ape Regina. Molti nomi per una creatura che sembra aver vissuto altrettante vite: Ravel e Debussy le dedicavano le loro composizioni, Mallarmé i suoi versi, composti spesso mentre la ascoltava suonare. Se Renoir e Toulouse-Lautrec hanno reso il suo volto immortale, per Coco Chanel era, semplicemente, la donna più intelligente che avesse mai conosciuto.  In questo romanzo, intessuto delle tante pagine scritte su di lei, dei suoi diari e carteggi, a raccontare la sua vita è Misia stessa, e lo fa con la voce di una donna forte, appassionata, di enorme fascino, ma anche tormentata e segnata, negli anni, da lutti e abbandoni. Una personalità complessa, sfaccettata, multiforme. Mille Misia o, meglio, Misia e basta.Francesca Frigerio è nata a Milano, dove vive. È traduttrice dall’inglese di Dorothy Edwards, George Eliot, Robert Louis Stevenson, Rebecca West. Ha pubblicato saggi, tra cui Modernismo e modernità. Per un ritratto della letteratura inglese 1900-1940 (Einaudi, 2017) e curato l’antologia di racconti E vissero felici e contenti. Racconti di matrimonio (Einaudi, 2013).  Misia e basta è il suo primo romanzo.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
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Mar 31, 2026 • 18min

Laura Fortini "La rappresaglia" Laudomia Bonanni

Laura Fortini"La rappresaglia"Laudomia BonanniEdizioni Cliquotwww.cliquot.itNel gelido inverno abruzzese del ’43, al mutare degli eventi dopo l’armistizio, un gruppetto di fascisti di paese abbandona le proprie case alla volta di un eremo di montagna, e nel fitto dei boschi cattura una partigiana ormai agli ultimi giorni di gravidanza. Il tribunale di guerra del campo ne decreta la fucilazione, ma non è così facile, perché all’eremo giunge un prete che vuole accompagnare la condannata fino al giorno dell’esecuzione, e perché la “Rossa”, che da donna ribelle e futura madre si fa beffe di quei figuranti inconsapevoli – ma a suo giudizio colpevoli – del virile teatrino sociale eretto nel Ventennio, diviene simbolo della parte mancante in ciascuno di loro, del femminile che occorrerebbe al mondo per risorgere, mentre i principi e i valori di poco tempo prima, all’apparenza così saldi, rapidissimi si sgretolano lasciando negli animi nient’altro che macerie.Completato a metà degli anni Ottanta ma pubblicato postumo soltanto nel 2003, La rappresaglia è l’ultimo romanzo di Laudomia Bonanni e la sua opera più cruda e tormentata; la scrittura, mai stata tanto violenta, nervosa e acuminata, è strumento possente che come un piccone abbatte le contrapposizioni di facciata – bene e male, giusto e sbagliato, “rosso” e “nero” –, sfonda il muro che separa il passato dal presente e mette prepotentemente ogni lettore, uomo o donna, di fronte alla sua intima potenza e fragilità.Prefazione di Laura Fortini.Laudomia Bonanni (L’Aquila 1907 – Roma 2002), lettrice vorace fin da piccola, a diciassette anni è già maestra e insegna in diversi paesini dell’Abruzzo montano. Spinta dalla madre, partecipa con i racconti de Il fosso a un premio per inediti indetto dagli Amici della Domenica, che vince. In una recensione sul “Corriere d’informazione” del 1949 Montale paragona la sua prosa a quella del Joyce di Gente di Dublino. A lungo consulente presso il Tribunale per i minorenni, nel 1960 pubblica per Bompiani il primo romanzo, L’imputata, che ottiene il premio Viareggio e che la fa scoprire anche all’estero. Con L’adultera, il suo libro di maggior successo commerciale, vince il premio Selezione Campiello nel 1964. Trasferitasi a Roma nel 1969 per essere più vicina al mondo letterario, frequenta, senza mai integrarsi del tutto, gli scrittori e i critici letterari che animano il salotto di casa Bellonci. Dopo un lungo periodo di silenzio, nel 1974 torna con un libro-saggio, Vietato ai minori, e con i racconti di Città del tabacco (1977). E Nel 1979 con Il bambino di pietra arriva in finale al premio Strega. Nel 1982 esce Le droghe, caduto nell’indifferenza di un mondo letterario ormai radicalmente diverso da quello dei suoi esordi, e dopo il rifiuto del suo editore di pubblicare La rappresaglia, uscito postumo nel 2003, la Bonanni, delusa, interrompe la sua esperienza di scrittrice.Laura Fortini, è una studiosa di letteratura italiana. Insegna Letteratura italiana al DAMS dell’Università Roma Tre, dopo aver trascorso molti anni all’Università di Sassari. Socia fondatrice e già presidente della Società Italiana delle Letterate (SIL), ha fatto parte della redazione di DWF dal 1993 al 2008. Le sue ricerche si concentrano sulle scrittrici italiane contemporanee, sulle mistiche del Quattro-Cinquecento, su Ariosto e sulla cultura rinascimentale, con attenzione ai temi della differenza sessuale e ai problemi di canone letterario. Tra i suoi libri principali: Movimenti di felicità. Storie, strutture e figure del desiderio (con Donatella Alesi, 2004), Il romanzo del divenire. Un Bildungsroman delle donne? (con Paola Bono, 2007), Isolitudine. Scrittrici e scrittori della Sardegna (con Paola Pittalis, 2010), Scrivere lettere nel Cinquecento (2016), Abbecedario della differenza. Omaggio ad Alice Ceresa (con Alessandra Pigliaru, 2020) e Morante la luminosa (2015/2019). Ha inoltre curato vari Quaderni Alma Sabatini, tra cui Il farsi mondo delle donne. Scrivere il cinema (2023) e Dacia Maraini. Per un nuovo lessico della letteratura e del teatro (2023).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
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Mar 31, 2026 • 23min

Paola Musa "Il conciaossa"

Paola Musa"Il conciaossa"Arkadia Editorewww.arkadiaeditore.itMichele Miluzzi abita in una borgata romana tristemente nota per lo spaccio di droga. Quarantacinque anni, scapolo, ex cameriere, appassionato di radiodrammi, Michele si sostiene con la pensione d’invalidità, ama non corrisposto Matilde, sfoga il suo vuoto cucinando e mangiando. Sentendosi sempre più solo e insignificante, comincia a impegnarsi per operare una svolta nella sua vita. Si reinventa, così, conciaossa e sensitivo, divertendosi tra le altre cose a preannunciare le retate delle forze dell’ordine avvisando i vicini coinvolti nello spaccio, friggendo qualche ora prima del loro arrivo. Non perché coinvolto in attività illegali, ma solo per farsi notare. Queste iniziative insolite innescheranno però una serie di eventi che lo vedranno coinvolto in un gioco più grande di lui. Nel sesto e penultimo capitolo dedicato ai vizi capitali, la gola, Paola Musa costruisce un romanzo corale a tratti duro e drammatico ma anche farsesco e poetico, sulle luci e le ombre dell’anima popolare e sui profondi cambiamenti sociali sopravvenuti nelle periferie. Con uno sguardo inedito e a tratti commovente sulle anonime vite di alcuni dei suoi abitanti, costretti a convivere nei lotti grigi tra emarginazione e desideri, solidarietà e solitudine, illegalità e resilienza.Paola Musa, scrittrice, sceneggiatrice, poetessa. Ha ottenuto diversi riconoscimenti in ambito poetico. Collabora con numerosi musicisti come paroliere. Nel 2008 ha pubblicato il suo primo romanzo, Condominio occidentale (Salerno Editrice), selezionato al Festival du Premier Roman de Chambéry e al Premio Primo Romanzo Città di Cuneo. Con la regista Tiziana Sensi ha scritto anche la versione teatrale del romanzo, lo spettacolo ha ottenuto la medaglia dal Presidente della Repubblica e la menzione speciale per il teatro al Premio Anima. Da Condominio occidentale è stato tratto il tv movie prodotto da Rai 1 Una casa nel cuore, con protagonista Cristiana Capotondi (2015). Ha pubblicato le sillogi poetiche Ore venti e trenta (Albeggi edizioni, 2012) e Anse di memoria (Macabor editore 2017). Nel giugno 2009 è uscito il romanzo Il terzo corpo dell’amore (Salerno Editrice). Con Arkadia ha pubblicato i romanzi Quelli che restano (2014), Go Max Go, romanzo musicale (2016). Dal 2019, sempre per Arkadia Editore, è impegnata nell’eptalogia dedicata ai vizi capitali, iniziata con L’ora Meridiana (Premio della critica all’Etna Book Festival), La figlia di Shakespeare (2020), Nessuno sotto il letto (2021), Umor vitreo (2022, proposto all’edizione del Premio Strega 2024 e Vincitore della Menzione Speciale al Premio Emilio Lussu 2024), La vita in più di Marta S. (2025) e Il conciaossa (2026).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
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Mar 30, 2026 • 14min

Gennaro Giudetti "Con i miei occhi"

Gennaro Giudetti"Con i miei occhi"Quello che ho visto a GazaEdizioni Piemmewww.edizpiemme.it«Niente di tutto quello a cui ho assistito o che ho vissuto durante la mia vita di operatore negli scenari di guerra si può paragonare a ciò che ho visto accadere a Gaza. Gaza è oltre. Gaza è troppo. Per questo motivo lo voglio, anzi lo devo, raccontare. Perché, se sei stato testimone, devi parlare. Devi dire cosa hai visto, con i tuoi occhi. Questo libro è un atto di testimonianza, per le future generazioni, per i giovani di oggi; il mio contributo alla verità dei fatti. Perché su Gaza ho letto troppe menzogne. Io a Gaza ho visto l'umanità negata. Il mondo ha lasciato che venissero de-umanizzate milioni di persone. A Gaza non ho fallito solo io come individuo. Ha fallito l'umanità intera, perché una intera popolazione di nostri fratelli e sorelle è stata ridotta allo stato del niente.» Gennaro Giudetti ha vissuto l'inferno di Gaza da dentro. Ha visto troppe persone morire, tra cui molti suoi colleghi. Questo è un racconto struggente e dettagliato, emozionante ma allo stesso tempo analitico di tutto ciò di cui è stato testimone; un racconto che rimarrà negli anni come monito per chi cercherà di insabbiare, manipolare, smentire e, infine, dimenticare.Gennaro Giudetti, operatore umanitario con esperienza nei principali teatri di guerre ed emergenze internazionali. Ha lavorato con ONG come Medici Senza Frontiere, Action contre la Faim, Operazione Colomba e le Agenzie delle Nazioni Unite (FAO e OMS), intervenendo in paesi come Ucraina, Afghanistan, Siria, Yemen, Congo, Haiti, Centroafrica, Venezuela ed Etiopia, anche durante crisi sanitarie come Ebola, Covid e colera. Ha inoltre partecipato alle operazioni di ricerca e soccorso nel Mar Mediterraneo a bordo della nave Sea-Watch.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
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Mar 30, 2026 • 32min

Massimo Carloni "Osservazioni sullo stile" Marcel Proust

Massimo Carloni"Osservazioni sullo stile"Marcel ProustNino Aragno Editorewww.ninoaragnoeditore.it«Lo stile non è affatto un ornamento come credono taluni, non è nemmeno una questione di tecnica, è – come il colore nei pittori – una qualità della visione, la rivelazione dell'universo peculiare che ognuno di noi vede, e che gli altri non vedono. Il piacere che ci dona un artista, è quello di farci conoscere un universo in più». Marcel ProustMarcel Proust (1871-1922) esordì su alcune riviste legate al movimento simbolista. Nel 1896 uscì I piaceri e i giorni (Les plaisirs et le jours), raccolta di sofisticate prose d'occasione. Fra il 1896 e il 1904 lavorò a un romanzo che costituisce il primo abbozzo della sua opera maggiore e che fu pubblicato postumo con il titolo Jean Santeuil. Nel 1906, in seguito alla morte del padre e della madre, si trasferì in un appartamento di Boulevard Haussmann, dove scrisse Alla ricerca del tempo perduto (A la recherche du temps perdu, 1913-1927), monumentale ciclo di sette romanzi al quale lavorò sino agli ultimi giorni di vita. Proust fu anche autore di una serie di scritti dedicati a scrittori e artisti dai quali emerge uno straordinario talento critico. Tra essi si ricordano: Imitazioni e miscellanee (1919), Cronache (postume, 1927) e Contro Sainte-Beuve (postumo, 1954).Massimo Carloni  ha curato per i tipi di Aragno: Antoine Rivarol, Annali della Rivoluzione francese; Baudelaire-Sainte-Beuve, Voi avete preso l’Inferno. Lettere e scritti 1844-1869; Paul Valéry, In morte di una civiltà. Saggi quasi politici; Marcel Proust, Il visitatore della sera. Lettere a Paul Morand e a Madame Soutzo; Marcel Proust - Robert de Montesquiou, Il profumo imperituro del tempo. Lettere e scritti (1893-1921).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
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Mar 30, 2026 • 17min

Silvano Costanzo "Le stelle di Big Three"

Silvano Costanzo"Le stelle di Big Three"Neos Edizioniwww.neosedizioni.itUn romanzo “fantascientifico” ambientato tra Amsterdam, Parigi, Torino, Malta e lo spazio: forse l’unica speranza per l’umanità orbita intorno alla Terra? Cosa accomuna il disegnatore olandese Pieter Böhm con il Santo, con il Professore e con il Mago? Tutto ha inizio con un logo commerciale disegnato su una T-shirt, un disegno ispirato a “Big Three”. Una creatura enigmatica e miracolosa, dotata di straordinarie capacità taumaturgiche, che compare fugacemente in vari luoghi della Terra. Un alieno dall’aspetto bizzarro, con tre gambe zoccolate, un carapace sull’addome, due braccia che terminano con delle chele, una coda e una testa retrattile con una dozzina d’occhi. “La prima volta che comparve era un venerdì. Per la precisione, era il terzo venerdì di aprile, giorno della grande fiera di San Giorgio di Nicomedia, l’uccisore di draghi. Da dove fosse spuntato, nessuno fu mai in grado di dirlo”. Grazie al successo straordinario di quel logo, la Big Three Corporation diventa una multinazionale in grado di dominare l’intero pianeta.Pieter Böhm vorrebbe far progredire l’umanità, liberandola da fame e malattie, e per questo realizza le “stelle”, 33 stazioni orbitanti intorno alla Terra, dove forse è possibile creare una nuova società, ma tutti suoi progetti visionari si concludono con disastri e fallimenti.“Le stelle di Big Three” è, apparentemente, un romanzo di fantascienza, in realtà è un racconto visionario e ironico che parla di noi, attraverso un’allegoria della società in cui viviamo, con i suoi orrori, le sue meschinità, le sue intuizioni e le sue speranze. Senza rendersene conto, semplicemente usando le sue mani, dotate del potere di guarire e dare la vita ma anche di toglierla, Pieter Böhm non cambierà il mondo ma finirà per consegnarlo ad “altri”.   Spiega l’Autore: «Le intenzioni di Pieter sono buone. Vorrebbe mettere a frutto l’enorme potere economico di cui dispone per migliorare la qualità della vita degli esseri umani, ma qualcosa va storto. Le persone che si è scelto come collaboratori non pensano-come lui-al bene comune, ma solo al potere personale e al profitto e Pieter è costretto a fuggire e a nascondersi per salvare la sua stessa vita. Cambia varie volte identità e si sposta in vari Paesi. Durante questo suo peregrinare trova rifugio anche a Torino. Qui, per darsi una copertura, rileva una libreria situata all’interno di una galleria ottocentesca, con il tetto di vetri policromi. È una sorta di salotto nel centro della città, che ospita ristoranti, caffè, esposizioni d’arte, sale cinematografiche. Il via vai di visitatori è continuo il che consente a Pieter di incontrare varie persone senza destare sospetti. Operando da quella sua libreria, infatti, Pieter sta cercando di costituire un’organizzazione in grado di contrastare la “cupola” che si è impadronita del pianeta. È un’impresa difficile perché i nuovi signori del mondo controllano tutto ciò che accade dall’alto delle stelle sulle quali vivono, cioè da una costellazione di trentatré satelliti artificiali che ruotano intorno alla Terra. Nonostante le difficoltà, alla fine Pieter sembra riuscire nel suo intento e, dopo che la “cupola” è stata sgominata, si lancia in una nuova avventura con l’obiettivo di creare finalmente un mondo davvero più giusto, in cui la ricchezza sia equamente divisa. Ma anche questa volta non tutto va per il verso giusto». Silvano Costanzo è giornalista, scrittore, artista e fotografo. È nato a Balzola (AL) nel 1948 e vive a Torino. Come giornalista ha lavorato per molti anni a “Stampa Sera” e a “La Stampa”. Storico e romanziere, ha fondato a Torino due gallerie d’arte - centri culturali (Spaziobianco e Officina 500) che, a partire dal 2011, hanno ospitato più di cinquanta mostre di respiro internazionale, convegni, dibattiti, piccoli concerti e spettacoli teatrali. Come artista ha esposto le sue opere (installazioni, dipinti, fotografie) in numerose città. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
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Mar 30, 2026 • 25min

Lorenzo Fecchio "Il libro dei misteri di Galeazzo Alessi"

Lorenzo Fecchio"Il libro dei misteri di Galeazzo Alessi"La nuova Gerusalemme e il Sacro Monte di Varallo (1565-1572)Officina Librariawww.officinalibraria.netSabato 11 aprile, ore 16:00, si terrà al Sacro Monte di Varallo la presentazione del volume Il Libro dei Misteri di Galeazzo Alessi. Il progetto per la nuova Gerusalemme al Sacro Monte di Varallo di Lorenzo Fecchio.Il Sacro Monte fu edificato sullo sperone roccioso che domina Varallo a partire dal 1486 per volere del francescano Bernardino Caimi. I suoi edifici raffigurano i principali luoghi di Gerusalemme legati alla vita di Cristo, rievocando gli episodi che vi erano accaduti grazie a statue a grandezza naturale con abiti colorati, barbe e capelli, inserite in ambientazioni dipinte, per coinvolgere il visitatore e renderlo partecipe del dramma sacro. Questo volume è dedicato al Libro dei Misteri, un manoscritto di 320 fogli realizzato da Galeazzo Alessi (Perugia, 1512-1572) e collaboratori nel 1565-1572, per illustrare un piano di rinnovamento del Sacro Monte. Il progetto di Alessi prevedeva la costruzione di oltre quaranta edifici e di una piazza porticata ispirati alla mitica città di Gerusalemme, in cui avrebbero dovuto essere allestiti i Misteri del Sacro Monte, ovvero una serie di rappresentazioni con statue e affreschi concepite per raccontare la storia dell’umanità dalla Creazione al Giudizio Universale. Il volume indaga il progetto di Alessi come un’importante proposta culturale, in cui si condensano temi di grande rilevanza nell’architettura tardo-rinascimentale e si possono cogliere riferimenti alla trattatistica architettonica e allo studio delle antichità romane, al mondo dei giardini principeschi e ai dibattiti religiosi che infiammarono l’arcidiocesi milanese negli anni successivi al Concilio di Trento. Attraverso un ampio corredo iconografico, la potente idea della Nuova Gerusalemme di Varallo viene restituita con tutta l’efficacia che accese per secoli l’immaginazione dei fedeli cristiani in Occidente.Lorenzo Fecchio è uno storico dell’architettura. È docente presso l’Università per Stranieri di Siena, l’Università degli Studi di Genova e la Beijing University of Chemical Technology (BUCT) ed è membro del comitato scientifico del Centro di Documentazione dei Sacri Monti, Calvari e Complessi devozionali europei. I suoi interessi di ricerca sono incentrati soprattutto sull’architettura del Rinascimento e sull’architettura italiana del Novecento. Ha pubblicato numerosi contributi su riviste scientifiche e la monografia Il ‘nuovo miglior ordine’ per il Sacro Monte di Varallo Sesia, Architettura, costruzione e amministrazione, 1560-1584 (Didapress, 2019).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/

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