
il posto delle parole Giorgio Vitari "Il procuratore e gli esorcismi di Via Cappel Verde"
Mar 26, 2026
20:09
Giorgio Vitari
"Il procuratore e gli esorcismi di Via Cappel Verde"
Neos Edizioni
www.neosedizioni.it
Torino, 1911. Muore Enrichetta Naum l’unica donna esorcista riconosciuta dalla Chiesa.
Torino, maggio 2001: il sostituto procuratore Francesco Ròtari si trova a indagare su un incidente sospetto tra le montagne della Val di Susa.
Ad unire questi due momenti, è un appartamento sito al numero civico 6 di via Cappel Verde, una viuzza del centro storico, tra via XX Settembre e via Porta Palatina, dove, a cavallo tra ‘800 e inizio ‘900, abitava e operava Enrichetta Naum. In quella casa dalla fama sinistra, divenuta tappa obbligata degli appassionati della “Torino esoterica”, quasi un secolo dopo pare si svolgano adunate sataniste e altre pratiche molto più terrene.
Occultismo, rituali evocativi, sesso, alta finanza, ricatti e vendette, grandi sacerdoti e speculatori finanziari, corna e soldi: questi gli ingredienti dell’ultimo romanzo con protagonista il procuratore Ròtari, nato dalla penna di Giorgio Vitari e giunto al suo settimo romanzo.
Tutto inizia con la morte di un dirigente di banca, caduto in un dirupo dell’Orrido di Chianocco, vicino a Bussoleno. Uno sfortunato evento ma le preoccupazioni dell’avvocato Isotta Fraschini insinuano il dubbio che dietro ci sia molto di più. Trovando conferma nella scoperta sul cadavere due colpi di pistola di piccolo calibro. Il passato della vittima si rivela più nebuloso del previsto e l’inchiesta sembra condurre verso i rapporti che l’uomo teneva con un gruppo esoterico torinese, le cui riunioni notturne si svolgono in via Cappel Verde. La verità è un’ombra sfuggente, che a qualcuno serve rimanga tale.
Ròtari deve districarsi tra menzogne sapientemente costruite, silenzi interessati e poteri che agiscono lontano dalla legge, trovandosi a confrontarsi non solo con la complessità di un caso che coinvolge personaggi della Torino bene, alte sfere del potere e figure influenti dell’economia, ma anche con l’ambiguità dell’animo umano.
Il rapporto tra la magia e Torino non è solo una “leggenda nera”. Tra le pagine del romanzo fa capolino il professor Massimo Introvigne, grande esperto di nuove religioni, fondatore del Cesnur di Torino, interpellato da Vitari come da Ròtari, per meglio comprendere la tradizione spiritica torinese: qui, infatti, nel 1863 venne fondata la Società Torinese di Studi Spiritici, che l’anno dopo iniziò a pubblicare gli “Annali dello Spiritismo d’Italia”, e le fila degli spiritisti locali annoveravano perfino il più famoso positivista della città, Cesare Lombroso.
Un romanzo che avvolge il lettore in un’atmosfera cupa e ambigua, dove la verità sembra celarsi dietro al soprannaturale, e solo l’indagine con le sue procedure, mantiene il senso della realtà in cerca della logica del delitto. Scoprendo, alla fine, che più che il diavolo potè il suo sterco (e le sue corna).
Giorgio Vitari, torinese, nato nel 1948, dopo gli studi classici si è laureato in Giurisprudenza. Nel 1977 è entrato in magistratura dove è rimasto per oltre quarant’anni, sempre nel ramo penale: come pretore penale e sostituto procuratore a Torino e poi procuratore della Repubblica a Ivrea, Vercelli e Asti e infine come avvocato generale presso la procura generale di Torino. È in pensione dal 2018. Ha pubblicato “Il procuratore e la casa del pavone”, Morrone, 2021. Con Neos edizioni ha pubblicato: “Il vestito nuovo del procuratore”, 2019, primo appuntamento con il procuratore Ròtari, a Torino negli anni ’80; a cui sono seguiti “Il procuratore e la bella dormiente”, 2020, “Il procuratore e il diavolo di Lucedio”, 2022, “Il procuratore, la caccia e la preda”, 2023 e “Il procuratore e l’Isotta Fraschini”, 2024.
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IL POSTO DELLE PAROLE
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Torino, 1911. Muore Enrichetta Naum l’unica donna esorcista riconosciuta dalla Chiesa.
Torino, maggio 2001: il sostituto procuratore Francesco Ròtari si trova a indagare su un incidente sospetto tra le montagne della Val di Susa.
Ad unire questi due momenti, è un appartamento sito al numero civico 6 di via Cappel Verde, una viuzza del centro storico, tra via XX Settembre e via Porta Palatina, dove, a cavallo tra ‘800 e inizio ‘900, abitava e operava Enrichetta Naum. In quella casa dalla fama sinistra, divenuta tappa obbligata degli appassionati della “Torino esoterica”, quasi un secolo dopo pare si svolgano adunate sataniste e altre pratiche molto più terrene.
Occultismo, rituali evocativi, sesso, alta finanza, ricatti e vendette, grandi sacerdoti e speculatori finanziari, corna e soldi: questi gli ingredienti dell’ultimo romanzo con protagonista il procuratore Ròtari, nato dalla penna di Giorgio Vitari e giunto al suo settimo romanzo.
Tutto inizia con la morte di un dirigente di banca, caduto in un dirupo dell’Orrido di Chianocco, vicino a Bussoleno. Uno sfortunato evento ma le preoccupazioni dell’avvocato Isotta Fraschini insinuano il dubbio che dietro ci sia molto di più. Trovando conferma nella scoperta sul cadavere due colpi di pistola di piccolo calibro. Il passato della vittima si rivela più nebuloso del previsto e l’inchiesta sembra condurre verso i rapporti che l’uomo teneva con un gruppo esoterico torinese, le cui riunioni notturne si svolgono in via Cappel Verde. La verità è un’ombra sfuggente, che a qualcuno serve rimanga tale.
Ròtari deve districarsi tra menzogne sapientemente costruite, silenzi interessati e poteri che agiscono lontano dalla legge, trovandosi a confrontarsi non solo con la complessità di un caso che coinvolge personaggi della Torino bene, alte sfere del potere e figure influenti dell’economia, ma anche con l’ambiguità dell’animo umano.
Il rapporto tra la magia e Torino non è solo una “leggenda nera”. Tra le pagine del romanzo fa capolino il professor Massimo Introvigne, grande esperto di nuove religioni, fondatore del Cesnur di Torino, interpellato da Vitari come da Ròtari, per meglio comprendere la tradizione spiritica torinese: qui, infatti, nel 1863 venne fondata la Società Torinese di Studi Spiritici, che l’anno dopo iniziò a pubblicare gli “Annali dello Spiritismo d’Italia”, e le fila degli spiritisti locali annoveravano perfino il più famoso positivista della città, Cesare Lombroso.
Un romanzo che avvolge il lettore in un’atmosfera cupa e ambigua, dove la verità sembra celarsi dietro al soprannaturale, e solo l’indagine con le sue procedure, mantiene il senso della realtà in cerca della logica del delitto. Scoprendo, alla fine, che più che il diavolo potè il suo sterco (e le sue corna).
Giorgio Vitari, torinese, nato nel 1948, dopo gli studi classici si è laureato in Giurisprudenza. Nel 1977 è entrato in magistratura dove è rimasto per oltre quarant’anni, sempre nel ramo penale: come pretore penale e sostituto procuratore a Torino e poi procuratore della Repubblica a Ivrea, Vercelli e Asti e infine come avvocato generale presso la procura generale di Torino. È in pensione dal 2018. Ha pubblicato “Il procuratore e la casa del pavone”, Morrone, 2021. Con Neos edizioni ha pubblicato: “Il vestito nuovo del procuratore”, 2019, primo appuntamento con il procuratore Ròtari, a Torino negli anni ’80; a cui sono seguiti “Il procuratore e la bella dormiente”, 2020, “Il procuratore e il diavolo di Lucedio”, 2022, “Il procuratore, la caccia e la preda”, 2023 e “Il procuratore e l’Isotta Fraschini”, 2024.
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