
il posto delle parole Giuseppe Episcopo "La sorellina" Raymond Chandler
Mar 24, 2026
26:18
Giuseppe Episcopo
"La sorellina"
Raymond Chandler
Traduzione di Gianni Pannofino
Edizioni Adelphi
www.adelphi.it
«Tra gli investigatori con o senza distintivo, forse solo Maigret può competere con Marlowe quanto a popolarità: del resto Simenon è uno dei pochissimi che, come Chandler, ha infranto ogni barriera tra letteratura mainstream e di genere» («il manifesto»).
È una ragazza «minuta, ordinata, dall’aria perbene, con capelli castani pudicamente lisci e occhiali dalla montatura a giorno» quella che si presenta nell’ufficio di Philip Marlowe in una calda mattina di primavera. E se lui accetta di aiutare la giovane, giunta dal Kansas in cerca del fratello scomparso, non è certo per i miseri venti dollari che si vede allungare sulla scrivania, ma per noia, o forse per curiosità – perché è chiaro, almeno per un investigatore privato scaltro come lui, che dietro «il classico aspetto da bibliotecaria» si nasconde in realtà «un’affascinante, piccola bugiarda». Nel mondo freddo e fosco di Marlowe, d’altronde, di rado le cose sono come appaiono, e meno che mai sotto le sfolgoranti luci di Hollywood, dove lo condurrà questa indagine, fra maliose starlet, imperturbabili agenti di spettacolo, gangster costretti a occultare la loro identità e cadaveri con punteruoli da ghiaccio conficcati nella nuca. La patina di glamour che avvolge la città, infatti, maschera ricatti, menzogne, vacuità morale e corruzione – quel torbido paesaggio umano che Marlowe è solito fronteggiare con le sue armi predilette: una caustica ironia e un cinico disincanto. E che Chandler, con la prosa a un tempo poetica e spietata che è la sua cifra, riesce ancora una volta a restituire magistralmente, gettando sull’America del dopoguerra e sulla più rutilante (e illusoria) incarnazione del suo sogno uno sguardo lucido, malinconico e sferzante.
Raymond Chandler (Chicago, 1888 - La Jolla, 1959) dopo gli studi in Inghilterra torna in America e si stabilisce in California. Inizia a lavorare nel campo petrolifero, ma nel 1933 collabora con la rivista gialla “Black Mask” che aveva lanciato il genere poliziesco d’azione. Nel 1939 pubblica il suo primo romanzo, Il grande sonno, che ha per protagonista l’investigatore privato Philip Marlowe. Nel 1943 firma un contratto con la Paramount e comincia a lavorare per il cinema come sceneggiatore. Intanto la salute, minata dall’alcol, si deteriora e un anno dopo la morte della moglie, avvenuta nel 1954, Chandler tenta il suicidio. Iniziano i soggiorni in cliniche private per disintossicarsi. Muore prima di aver terminato l’ottavo romanzo di Philip Marlowe, The Poodle Spring Story.
Giuseppe Episcopo è ricercatore in Critica letteraria e Letterature comparate presso il Dipartimento di Lingue, Letterature Culture Straniere dell’Università Roma Tre. Dal 2009 al 2022 è stato prima Teaching Fellow alla University of Edinburgh e poi Associate Lecturer alla University of St. Andrews.
Ha tradotto in italiano Peter Brooks, Fredric Jameson e Franco Moretti. Ha scritto in volume e rivista su John Adams, Simon Armitage, Brecht, Balzac, Robert Coover, D’Arrigo, Philip K. Dick, Gadda, Primo Levi, Pynchon, Tolstoj, J.R. Wilcock, sulla intermedialità, la radio e il radiodramma.
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IL POSTO DELLE PAROLE
ascoltare fa pensare
https://ilpostodelleparole.it/
"La sorellina"
Raymond Chandler
Traduzione di Gianni Pannofino
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«Tra gli investigatori con o senza distintivo, forse solo Maigret può competere con Marlowe quanto a popolarità: del resto Simenon è uno dei pochissimi che, come Chandler, ha infranto ogni barriera tra letteratura mainstream e di genere» («il manifesto»).
È una ragazza «minuta, ordinata, dall’aria perbene, con capelli castani pudicamente lisci e occhiali dalla montatura a giorno» quella che si presenta nell’ufficio di Philip Marlowe in una calda mattina di primavera. E se lui accetta di aiutare la giovane, giunta dal Kansas in cerca del fratello scomparso, non è certo per i miseri venti dollari che si vede allungare sulla scrivania, ma per noia, o forse per curiosità – perché è chiaro, almeno per un investigatore privato scaltro come lui, che dietro «il classico aspetto da bibliotecaria» si nasconde in realtà «un’affascinante, piccola bugiarda». Nel mondo freddo e fosco di Marlowe, d’altronde, di rado le cose sono come appaiono, e meno che mai sotto le sfolgoranti luci di Hollywood, dove lo condurrà questa indagine, fra maliose starlet, imperturbabili agenti di spettacolo, gangster costretti a occultare la loro identità e cadaveri con punteruoli da ghiaccio conficcati nella nuca. La patina di glamour che avvolge la città, infatti, maschera ricatti, menzogne, vacuità morale e corruzione – quel torbido paesaggio umano che Marlowe è solito fronteggiare con le sue armi predilette: una caustica ironia e un cinico disincanto. E che Chandler, con la prosa a un tempo poetica e spietata che è la sua cifra, riesce ancora una volta a restituire magistralmente, gettando sull’America del dopoguerra e sulla più rutilante (e illusoria) incarnazione del suo sogno uno sguardo lucido, malinconico e sferzante.
Raymond Chandler (Chicago, 1888 - La Jolla, 1959) dopo gli studi in Inghilterra torna in America e si stabilisce in California. Inizia a lavorare nel campo petrolifero, ma nel 1933 collabora con la rivista gialla “Black Mask” che aveva lanciato il genere poliziesco d’azione. Nel 1939 pubblica il suo primo romanzo, Il grande sonno, che ha per protagonista l’investigatore privato Philip Marlowe. Nel 1943 firma un contratto con la Paramount e comincia a lavorare per il cinema come sceneggiatore. Intanto la salute, minata dall’alcol, si deteriora e un anno dopo la morte della moglie, avvenuta nel 1954, Chandler tenta il suicidio. Iniziano i soggiorni in cliniche private per disintossicarsi. Muore prima di aver terminato l’ottavo romanzo di Philip Marlowe, The Poodle Spring Story.
Giuseppe Episcopo è ricercatore in Critica letteraria e Letterature comparate presso il Dipartimento di Lingue, Letterature Culture Straniere dell’Università Roma Tre. Dal 2009 al 2022 è stato prima Teaching Fellow alla University of Edinburgh e poi Associate Lecturer alla University of St. Andrews.
Ha tradotto in italiano Peter Brooks, Fredric Jameson e Franco Moretti. Ha scritto in volume e rivista su John Adams, Simon Armitage, Brecht, Balzac, Robert Coover, D’Arrigo, Philip K. Dick, Gadda, Primo Levi, Pynchon, Tolstoj, J.R. Wilcock, sulla intermedialità, la radio e il radiodramma.
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