
Appunti - Il podcast della newsletter di Stefano Feltri La guerra economica di Hormuz e il nuovo mondo della forza
L’appuntamento di Appunti di Geopolitica con Manlio Graziano, analista geopolitico e direttore del Centro Spykman, e Stefano Feltri per decodificare la crisi continua nella quale siamo immersi.
Con l’aiuto di Giulia Shaughnessy, analista e operations manager del Centro Spykman, ogni settimana cerchiamo di rispondere alle domande che tutti ci facciamo.
In questo episodio:
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Trump non è una guida, è il segno del caos
Trump può fermare o rilanciare la guerra quando vuole, ma proprio questa arbitrarietà mostra che negli Stati Uniti non funzionano più i vecchi contrappesi. Il problema non è fidarsi o no di lui: è che non esiste più un centro decisionale americano stabile. -
L’Iran può solo rendere la guerra più costosa
Teheran non ha la forza per vincere uno scontro diretto, ma può alzare il prezzo del conflitto per tutti. La minaccia su Hormuz va letta così: una mossa estrema di un paese in difficoltà che prova a impedire una chiusura rapida della guerra. -
L’ordine internazionale di prima non c’è più
La crisi conferma che il sistema di regole degli ultimi decenni è saltato. Non era perfetto, ma offriva un quadro di riferimento; oggi invece anche gli alleati degli Stati Uniti cercano nuovi equilibri senza sapere davvero dove trovarli. -
India, Golfo e Cina si adattano a un mondo più instabile
L’India continua a praticare il multiallineamento, ma nelle fasi di caos è sempre più difficile restare amici di tutti. Anche i paesi del Golfo capiscono che le basi americane non sono solo una protezione, mentre la Cina non sembra ancora capace di sostituire Washington. -
L’Europa non ha ancora una strategia comune
Per Maglio Graziano, l’attivismo di Macron non rafforza l’Europa ma ne mostra il limite: senza un interesse strategico comune non esiste una vera politica estera europea. Il problema non è il formato delle riunioni, ma l’assenza di una linea condivisa. -
La stabilità di Meloni contava più dell’Italia in sé
All’estero il referendum viene letto soprattutto come possibile fine di una delle poche esperienze di stabilità politica in Europa. Ma senza un’alternativa credibile, l’indebolimento di Meloni rischia di pesare più sulla posizione internazionale dell’Italia che sugli equilibri interni.
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