
Appunti - Il podcast della newsletter di Stefano Feltri Quanto può durare la guerra in Iran?
L’appuntamento di Appunti di Geopolitica con Manlio Graziano, analista geopolitico e direttore del Centro Spykman, e Stefano Feltri per decodificare la crisi continua nella quale siamo immersi.
Con l’aiuto di Giulia Shaughnessy, analista e operations manager del Centro Spykman, ogni settimana cerchiamo di rispondere alle domande che tutti ci facciamo.
In questo episodio:
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Una guerra senza obiettivo chiaro
Donald Trump entra nella guerra contro l’Iran senza definire con precisione quale risultato politico voglia ottenere: contenimento, negoziato o cambio di regime. In queste condizioni la vittoria diventa soprattutto una questione di narrazione: per Washington conta poter dichiarare di aver ristabilito la deterrenza, mentre Teheran punta soprattutto a impedire agli Stati Uniti di chiudere rapidamente il conflitto. -
L’Iran usa il caos come leva
La Repubblica islamica arriva alla crisi in una posizione di debolezza e non può sostenere uno scontro diretto con gli Stati Uniti. La strategia consiste quindi nel rendere la guerra costosa per tutti: instabilità regionale, tensioni nei paesi del Golfo e pressione sui mercati energetici. -
L’energia torna al centro della geopolitica
Ogni escalation nel Golfo si riflette immediatamente sui prezzi del petrolio e del gas. L’impatto non è solo economico ma politico: bollette e carburanti più cari mettono sotto pressione governi e opinioni pubbliche occidentali e riaprono il dibattito sulla sicurezza energetica. -
L’Europa resta divisa sulla politica estera
La tensione tra Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, e Kaja Kallas, alta rappresentante per la politica estera dell’UE, evidenzia un problema strutturale: le decisioni strategiche restano nelle mani degli Stati membri. L’Unione europea fatica quindi a esprimere una posizione unica su una crisi come quella iraniana. -
Russia e Cina osservano e guadagnano spazio
L’aumento dei prezzi dell’energia favorisce economicamente la Russia e rischia di spostare l’attenzione internazionale dall’Ucraina. La Cina, invece, beneficia del fatto che gli Stati Uniti tornino a concentrarsi sul Medio Oriente, rallentando la pressione strategica americana sull’Indo-Pacifico.Per approfondire: https://appunti.substack.com/
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