

Appunti - Il podcast della newsletter di Stefano Feltri
Stefano Feltri
Appunti è il progetto editoriale indipendente curato da Stefano Feltri che offre analisi, approfondimenti e inchieste realizzati insieme a giornalisti, esperti e scrittori.
Nella versione podcast trovate le conversazioni con ospiti italiani e internazionali, la versione audio dei corsi di Appunti e di Appunti di Geopolitica, oltre a brevi episodi dedicati ai libri di saggistica più interessanti e utili per capire l’attualità.
Appunti è un progetto di informazione indipendente, sostenuto soltanto dalle sue lettrici e lettori. Se pensi che sia importante, abbonati o regala un abbonamento a qualcuno a cui tieni
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Episodes
Mentioned books

Jan 27, 2024 • 27min
Appunti di Geopolitica: La guerra è inevitabile?
Tutta la politica internazionale si può leggere come una competizione per l’egemonia: la potenza in ascesa contende la posizione di primazia all’egemone, che prova a difendersi. Chi è al vertice è destinato a cadere, e di solito il passaggio da un egemone all’altro passa attraverso guerre sanguinose. L’ordine mondiale è dunque un’illusione, è soltanto la parentesi in attesa della prossima guerra? La guerra è inevitabile? Questo è l’argomento del secondo episodio di Appunti di Geopolitica, il podcast con Manlio Graziano. E’ una serie di quattro episodi, se volete che continui, potete suggerire argomenti o modifiche a appunti@substack.com Manlio Graziano vive a Parigi, dove insegna Geopolitica e Geopolitica delle religioni alla Paris School of International Affairs di SciencesPo e alla Sorbona. Dirige il Nicholas Spykman International Center for Geopolitical Analysis, scrive su «Limes», «Gnosis» e il «Corriere della Sera» e collabora regolarmente con «International Affairs Forum». Il suo ultimo libro è Disordine mondiale (Mondadori) che è diventato lo spunto per la serie di podcast Appunti di Geopolitica. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

Jan 20, 2024 • 27min
Appunti di Geopolitica: Dall’ordine al disordine
Inizia con questo primo episodio un ciclo di quattro puntate di Appunti di Geopolitica: con Manlio Graziano seguiamo il filo del ragionamento sviluppato nel nuovo libro di Manlio Disordine mondiale, in uscita il 23 gennaio per Mondadori. Partiamo dalla pace di Vestfalia del 1648 con la nascita dell’idea di Stato moderno, per esplorare la grande tensione al centro delle relazioni internazionali e, più in generale, della politica: ogni Stato che è in condizione di farlo, cerca di conquistare il ruolo di potenza egemonica, ma quando ci riesce mette le basi per la propria caduta, cioè per essere sostituito da un nuovo egemone che a sua volta seguirà la stessa traiettoria.La geopolitica è la disciplina analitica che permette di seguire questo pendolo tra ordine e disordine, capire in quale momento della sua oscillazione ci troviamo e adottare così i comportamenti coerenti con la minimizzazione del danno. Senza essere velleitari, senza condannarsi alla sconfitta.In queste puntate non troverete il commento all’attualità, a volte vi sembrerà che prenderemo la discussione un po’ alla lontana, ma se seguite il ragionamento vi accorgerete che bisogna per capire le tensioni tra Cina e Taiwan, la guerra di Gaza, le mosse di Vladimir Putin sull’Ucraina bisogna infilare gli occhiali giusti, quelli che consentono di vedere le trame profonde, le leggi quasi universali che incrociano la storia con la filosofia e con la strategia. Ogni puntata del podcast è accompagnata da un numero della newsletter Appunti che contiene una versione condensata ed editata della conversazione tra Manlio Graziano e me, per consentire anche a chi non ha tempo di ascoltare il podcast di farsi un’idea, e permettere a chi ha ascoltato di ritrovare e fissare meglio i concetti fondamentali. Manlio Graziano vive a Parigi, dove insegna Geopolitica e Geopolitica delle religioni alla Paris School of International Affairs di SciencesPo e alla Sorbona. Dirige il Nicholas Spykman International Center for Geopolitical Analysis, scrive su «Limes», «Gnosis» e il «Corriere della Sera» e collabora regolarmente con «International Affairs Forum». Il suo ultimo libro è Disordine mondiale (Mondadori) che è diventato lo spunto per la serie di podcast Appunti di Geopolitica. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

Dec 14, 2023 • 32min
COP28 - L'inizio della fine per le fonti fossili e il futuro del clima - con Cinzia Bianco
Tutto faceva pensare che la Cop28 negli Emirati arabi sarebbe stata un disastro, anche perché era presieduta da un petroliere, Sultan Al-Jaber. E invece il risultato finale è stato accolto un po' da tutti come una sorpresa soprattutto perché per la prima volta nel testo dell'accordo finale si parla dell'abbandono delle fonti fossili.Le questioni climatiche sono facili in via di principio, ma sono difficilissime da interpretare quando si scende poi nel dettaglio negoziale.Però per fortuna possiamo contare sull'analisi di Cinzia Bianco, di rientro da Dubai. Cinzia Bianco è un’analista dello European Council on Foreign Relations, è un'esperta dei Paesi del Golfo e in quanto esperta dei Paesi del Golfo è diventata anche un'esperta di negoziati climatici dai quali il futuro dei Paesi del Golfo dipende e in questi giorni ha seguito la COP28 a Dubai."La soluzione che si è trovata è ovviamente un compromesso che lascia una sorta di flessibilità, perché lascia la libertà di adattare ad ogni singolo paese i criteri ed i contesti ma la percezione prevalente ora è che è iniziata la fine dell'era fossile, ed è questo che conta veramente perché questa percezione ha un impatto diretto su dove i grandi investitori per mettono i loro capitali"Per leggere analisi e commenti, potete iscrivervi alla newsletter Appunti Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

Nov 24, 2023 • 1h 1min
Il caso Giulia Cecchettin: Cosa c'è nella testa degli uomini violenti? Con Cristina Oddone
Per la prima volta da molto tempo, la questione è in cima all’agenda della discussione pubblica e della politica. Ma in questo caso la politica arriva dopo la società. E’ l’effetto del femminicidio di Giulia Cecchettin.Ci sono molte ragioni per cui questo omicidio non ha lasciato indifferenti come i tanti altri che l’hanno preceduto e già seguito.A mio parere la principale è che ha riproposto la questione come divisiva, problematica, dopo che era stata normalizzata dalle tante diluizioni simboliche.Quando qualcosa arriva a Sanremo - vedi Chiara Ferragni e il suo abito “Pensati libera” - significa che è diventato innocuo. La morte di Giulia Cecchettin, invece, ha ricordato che la violenza di genere non è un argomento di discussione come gli altri. E che molte delle semplificazioni non reggono. Se il femminicidio è un retaggio e la manifestazione più tragica della cultura patriarcale, perché giovani uomini cresciuti in una società molto più paritaria di quella dei loro genitori ne sembrano rinnovati interpreti? Ho cercato di capirne di più in una conversazione con Cristina Oddone, sociologa, ricercatrice e docente all’Università di Strasburgo, che ha studiato a lungo il fenomeno della violenza maschile. Sia nella sua cornice interpretativa, che nelle sue dinamiche concrete: ha condotto ricerche etnografiche con lunghe interviste a uomini violenti nei centri di assistenza, sia in Italia che in Francia. Ne ha scritto in un libro importante,Uomini normali (Rosenberg & Sellers). Se sono uomini normali, non mostri, non geneticamente diversi, quelli che finiscono per interpretare in modo violento il contesto sociale nel quale sono cresciuti e gli squilibri di genere che lo caratterizzano, allora siamo tutti femminicidi in potenza? Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

Nov 17, 2023 • 51min
Dall'Ucraina a Gaza: le fratture della guerra estesa - con Gilles Gressani
“Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice - salve ragazzi, com’è l’acqua? - i due pesci giovano nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa: - Che cavolo è l’acqua”?. Si apre con questa parabola, una citazione dallo scrittore David Foster Wallace, il primo volume italiano della più interessante rivista di riflessioni su cose internazionali in circolazione, cioè Il Grand Continent, diretto da Gilles Gressani che firma l’introduzione assieme a Mathéo Malik. Ho intervistato Gilles Gressani per il podcast di Appunti e nella seconda parte della conversazione racconta anche in sintesi l’esperimento del Grand Continent: una rivista di riflessione e analisi europea, nata in Francia ma disponibile anche in altre lingue, italiano incluso, per stare nei dibattiti nazionali invece che soltanto nella bolla di chi legge l’inglese o in quella - ancora più piccola e autoreferenziale - di chi parla di Europa da Bruxelles e con il gergo delle istituzioni europee. In questo momento il dibattito delle idee potrebbe sembrare un lusso che non possiamo permetterci: l’acqua in cui noi, pesci occidentali, nuotavamo senza pensarci troppo si è prosciugata. Il mare di quella approssimazione della pace che ha reso possibile la nostra prosperità nel lungo Dopoguerra protetto dalla potenza militare americana si è aperto lasciandoci intravedere cosa c’è sotto.Non la sicurezza del fondale, ma l’asperità minacciosa di scogli aguzzi e impietosi, gli scogli della guerra, della violenza, della necessità di sopravvivenza. Per fare una analogia finanziaria, l’Ucraina è stato il fallimento di Bear Stearns, Hamas e Israele sono stati Lehman Brothers. La crisi di sistema era già evidente al primo terremoto, ma è con il secondo - anche se più circoscritto - che cambia la percezione complessiva, che si passa dal timore al panico e - forse - alla risposta. Magari alla soluzione. Per questo servono le idee. Nella teoria delle relazioni internazionali le idee contano ancor più che in economia. Oggi prevale l’uso della parola “geopolitica” per spiegare i rapporti tra stati e popoli, ma la geopolitica è una specie di vincolo esterno alle azioni dei singoli che devono confrontarsi con il peso della storia e le implicazioni del contesto geografico, sociale, economico. All’interno di quel perimetro geopolitico, però, rimane lo spazio per agire. Se gli obiettivi sono chiari e i mezzi coerenti. Per seguire Appunti: https://appunti.substack.com/ Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

Nov 3, 2023 • 56min
Da Gaza al Libano: la guerra di Hezbollah e Nasrallah - con Riccardo Cristiano
Il rischio è che la guerra di Gaza diventi regionale, con il coinvolgimento dell’Iran o delle sue emanazioni. A quel punto forse Netanyahu riuscirebbe a rimanere al potere - perché non si cambia governo in piena guerra - ma il presidente americano Joe Biden faticherebbe ancora di più a evitare catastrofi. Il 3 novembre ha parlato in diretta televisiva il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, con un discorso annunciato da giorni e atteso come quello di un protagonista della nuova geopolitica. E già questo indica che i gruppi dell’islam radicale e terroristico hanno ottenuto il risultato più importante per loro, grazie alla strage del 7 ottobre: tutto il Medio Oriente, e anche il resto del mondo, è appeso alle mosse di Hamas a Gaza e di Hezbollah in Libano. Un discorso molto attento a rispettare l’equilibrio tra esibizioni di potere e necessità di evitare di dimostrarlo. Per capire meglio cosa sta succedendo e come interpretare il discorso di Nasrallah, ho chiesto aiuto a Riccardo Cristiano, che ho conosciuto da poco ma che, grazie alla sua lunga esperienza in Medio Oriente e ai tanti rapport nell’area, soprattutto a Beirut, è la persona più adatta per fare un po’ di chiarezza. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

Oct 23, 2023 • 51min
La guerra totale in Medio Oriente - con Cinzia Bianco
L’attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre si è rapidamente trasformato in qualcosa di diverso di una azione terroristica, per quanto la più drammatica nella storia del conflitto israelo-palestinese.Tutti gli attori della regione hanno preso posizione, nessuno può rimanere in disparte perché la strage di Hamas e la successiva reazione di Israele si inseriscono in dinamiche di lungo periodo che negli ultimi anni hanno riconfigurato i rapporti nella regione.Dagli accordi di Abramo con la normalizzazione dei rapporti tra Emirati Arabi Uniti e Israele al tentativo di replicare lo stesso schema con l’Arabia Saudita che forse ha innescato la reazione di Hamas.Perché dietro Hamas c’è oggi - anche - l’Iran che a sua volta perseguiva il tentativo di stringere i rapporti con lo storico rivale nel mondo islamico, visto che l’Arabia Saudita è il riferimento dell’Islam sunnita e l’Iran di quello sciita.Tra le grandi potenze regionali si sono inseriti, in questi anni, i piccoli paesi del Golfo che sono diventati sempre più influenti, anche per operazioni di soft power di livello globale: il Qatar ha ospitato il mondiale di calcio, gli Emirati avranno il vertice Onu sul clima Cop 28 a fine novembre.Per analizzare le dinamiche complesse di una regione in fermento, ho chiesto aiuto a Cinzia Bianco, che è un’esperta di paesi del Golfo, ha lavorato con la Commissione europea e oggi è visiting fellow allo European Council on Foreign Relations, un think tank concentrato sulle sfide globali dell’Unione europea.Cinzia Bianco ha anche pubblicato da poco, con Matteo Legrenzi, un libro che è una imprescindibile guida al Medio Oriente, molto prezioso in questa fase confusa.Con lei ho discusso di escalation, Iran, Qatar, Arabia Saudita, Emirati e molto altro nel nuovo episodio del podcast Appunti. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

Oct 18, 2023 • 56min
Il primo anno di governo di Giorgia Meloni: una storia molto di destra - con Piero Ignazi
mentre siamo tutti concentrati sul Medio Oriente, si avvicina il primo anniversario del governo Meloni, che si è insediato il 22 ottobre 2022.Su Appunti ne parleremo ampiamente, ma intanto vi sottopongo il podcast che ho fatto con Piero Ignazi, professore all’Università di Bologna, tra i politologi italiani più noti che per una lunga parte della sua carriera si è occupato di destra, italiana ed europea. Da poco il Mulino ha ripubblicato il suo fondamentale saggio del 1989 Il polo escluso, una storia della destra italiana dal Movimento sociale italiano a Fratelli d’Italia, con un capitolo conclusivo dedicato a Meloni. Il sottotitolo del libro dice tutto: “La fiamma che non si spegne - da Almirante a Meloni”: Ignazi sottolinea la profonda continuità identitaria con una storia lunga, quella del postfascismo italiano. Meloni, nell’analisi di Ignazi, si ricollega al Msi di Giorgio Almirante e cancella la parentesi di Alleanza nazionale e di Gianfranco Fini, colpevole di aver tradito “l’idea” con progressivi strappi verso il centro, fino a scomparire nell’irrilevanza dopo la rottura con Silvio Berlusconi nel 2010 (qualcuno si ricorda ancora di Futuro e libertà?). In questa traiettoria, è illusorio aspettarsi che Giorgia Meloni ripercorra un percorso di progressiva rinuncia alle asperità delle origini e alla sua matrice chiaramente di destra.Anzi, Fratelli d’Italia è nato proprio per rivendicare la continuità e presidiare una destra che l’allora partito unico voluto da Berlusconi, il Popolo della libertà, lasciava sguarnita.Però è vero pure che l’esperienza di governo trasforma, che il quadro intorno si modifica e richiede adattamenti: la sconfitta degli alleati di Vox in Spagna prima e poi quella del PiS in Polonia nel weekend lasciano Meloni priva di sponde europee sulla destra radicale, mentre la destra istituzionale del Partito popolare europeo ha un disperato bisogno dei suoi voti. Anche per rieleggere la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per un secondo mandato dopo le elezioni europee del 2024. Meloni, che non ha mai incluso nel suo ristretto gruppo dirigente del partito e del governo persone estranee alla tradizione postfascista (tranne Guido Crosetto e Raffaele Fitto), pagherà il prezzo della fedeltà alla propria storia o diventerà la conservatrice moderata che molti auspicano?Dalla risposta a questa domanda dipende molto del destino del paese, e un po’ anche l’identità dell’opposizione Pd-M5s che deve decidere se consolidarsi intorno alla differenza valoriale con la destra di Meloni (e - in sintesi - arroccarsi sull’antifascismo) o se sfidarla sul piano pragmatico delle proposte e dei programmi.Al momento non sta facendo davvero nessuna di queste due cose, con l’eccezione della battaglia sul salario minimo. Leggi Appunti: https://appunti.substack.com/ Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

Oct 10, 2023 • 53min
La nuova guerra di Israele e il destino di Netanyahu - con Davide Lerner
Per anni il premier Benjamin Netanyahu ha costruito il mito della forza di Israele, sia in patria che all’estero. Soprattutto negli anni in cui poteva contare sulla sponda di Donald Trump alla Casa Bianca, Netanyahu ha cercato di cancellare la questione palestinese e l’esplosiva situazione di Gaza come se fosse ormai superata.Invece ora resterà nella storia come il premier che ha dovuto assistere al peggior attacco terroristico di sempre nella storia del paese.Le sue vicende giudiziarie, le accuse per corruzione, e il tentativo di sottomettere l’Alta corte di Israele al primato della politica lo hanno reso un paria nella politica internazionale, bandito dalla Casa Bianca, con il presidente degli Stati Uniti Joe Biden che non ha voluto riceverlo dopo l’ultimo ritorno al potere.In patria gli era rimasto soltanto l’appoggio dell’ultradestra estremista, all’estero Giorgia Meloni era tra i pochi capi di governo ancora disponibili a incontrarlo e garantirgli legittimazione.Nel contesto della guerra in Ucraina, Netanyahu ha tenuto una posizione di complesso equilibrismo, non ostile a Vladimir Putin.C’è una connessione tra la parabola di Netanyahu e la fragilità del paese, come ha scritto il quotidiano di opposizione Haaretz che ne chiede le dimissioni immediate.Per il momento, però, sembra che Netanyahu guiderà invece un governo di larghe intese assieme a quei partiti che avevano rifiutato ogni alleanza con il premier.I grandi paesi occidentali - dagli Stati Uniti all’Italia - hanno emesso un comunicato di sostegno a Israele privo di ambiguità, che riconosce la legittimità delle rivendicazioni del popolo palestinese ma specifica che Hamas non le rappresenta. Hamas è un gruppo terroristico e come tale Israele deve trattarlo (circola l’incredibile cifra di 1.500 miliziani di Hamas già uccisi dall’esercito israeliano che ha ripreso, dopo tre giorni, il controllo delle cittadine intorno a Gaza).Dalle dinamiche interne alla politica israeliana dipende anche la reazione militare di Israele e quindi la vita di centinaia, forse migliaia, di persone, israeliane e palestinesi.Di tutte queste cose ho parlato con Davide Lerner, giornalista italiano oggi impegnato in un master alla Columbia University di New York, che ha lavorato per anni in Israele, con la tv I24 e Haaretz. Oggi è una delle voci più apprezzate di Radio3.Questo podcast è possibile grazie al sostegno degli abbonati e delle abbonate di Appunti che hanno scelto di contribuire al progetto con una delle nuove formule di abbonamento disponibili. Grazie a tutti e tutte loro. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

Oct 4, 2023 • 57min
Come (non) battere l'inflazione, tra Bce e carrello tricolore - con Francesco Saraceno
Nella riunione di settembre la Banca centrale europea ha portato i tassi di interesse al 4,5 per cento, non sono mai stati così alti nella zona euro. Alzare il costo del denaro e ridurre la quantità di moneta in circolazione è l’approccio base delle banche centrali, a volte è efficace, ma ha molti effetti collaterali: il principale è che mette un freno ai prezzi perché rallenta la crescita economica - mutui e prestiti diventano più costosi - a volte fino alla recessione. Ci sono alternative?E cosa può fare la politica per non lasciare la gestione di una fase così complicata soltanto ai banchieri centrali? Il governo Meloni sta provando a offrire risposte, con risultati fin qui deludenti: esporre il prezzo medio dei carburanti non ha reso benzina e diesel più economici, il tavolo con i produttori di pasta voluto dal ministro del Made in Italy Adolfo Urso ha prodotto ben poco.Adesso c’è il “carrello tricolore”, ma dietro gli annunci ed i commenti entusiastici degli opinionisti di area c’è ben poco. I titoli sui siti dicono che supermercati e imprese si impegnano a offrire per tre mesi un paniere di beni a prezzo ridotto, riconoscibili da apposito logo tricolore. Ma basta leggere le linee guida per capire che non può funzionare perché è una misura vuota. Non si tratta di prezzi amministrati - che comunque non funzionano, perché finiscono sempre per generare mercati paralleli o offerta insufficiente - ma di una specie di stretta di mano tra imprese e governo. A parte un po’ di pubblicità per i soggetti aderenti - da Coop a Confcommercio alle farmacie - non è ben chiaro quali siano le conseguenze attese di un accordo che dice alle imprese di fare, se vogliono, sconti sui beni che preferiscono o in alternativa di tenere fermi alcuni prezzi, senza neppure ridurli. La questione che c’è dietro questa ennesima iniziativa un po’ abborracciata da parte del governo italiano, però, è di tutta rilevanza: stiamo combattendo l’inflazione nel modo giusto? Francesco Saraceno, economista di Sciences Po che insegna anche alla Luiss, ha appena pubblicato un libro che offre molti spunti di riflessione utili su questo. Il libro si chiama Oltre le banche centrali - Inflazione, disuguaglianza e politica economica (Luiss University Press). Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices


